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TORINO: ancora in calo la popolazione residente

A fine 2017, per il quinto anno consecutivo, Torino ha registrato una diminuzione di residenti, scesi a 884.733 persone (Ufficio di Statistica del Comune di Torino). Questo dato è il risultato della somma di due saldi negativi: quello naturale (con solo 6.717 nati nel 2017, a fronte di 10.431 morti) e quello migratorio (con 27.036 immigrati e un numero leggermente superiore, 27.636, di emigrati). In particolare è il saldo naturale ad essere decisamente peggiorato a Torino negli ultimi anni, soprattutto per una notevole diminuzione delle nascite, a partire dalla crisi economica del 2008 in poi. Il calo delle nascite, tra l’altro, è anche influenzato dal fatto che le donne straniere, pur presentando tuttora un tasso di fecondità maggiore delle italiane, hanno cominciato anch’esse a fare meno figli, un po’ per un adeguamento ai modelli occidentali, un po’ perché proprio le famiglie straniere sono state quelle più colpite dalla crisi economica di questi anni.

Proprio nel 2017, comunque, si registra – dopo quasi un decennio – un segnale in positiva controtendenza, con 215 nascite in più rispetto all’anno precedente (+3,3%). Se però si guarda alla “vera” Torino, cioè la conurbazione formata dal capoluogo e dai 14 comuni confinanti della prima cintura, la popolazione è rimasta in realtà sostanzialmente stabile nel XXI secolo; in particolare, dopo aver oscillato per anni attorno a 1,8 milioni di abitanti, negli ultimi 6 anni è aumentata dell’1,3%, fino a raggiungere la quota di 1.294.127 abitanti a fine 2017.

Negli ultimi anni si è sostanzialmente stabilizzato il rapporto numerico tra Torino e cintura, dopo decenni di forti flussi in uscita (con un fenomeno di suburbanizzazione che, dagli anni ‘80, ha riguardato in particolare i ceti medi). Il fenomeno di suburbanizzazione, in verità, non si è del tutto arrestato: negli ultimi anni il capoluogo ha continuato a perdere popolazione trasferitasi nella cintura, tuttavia il fenomeno si sta decisamente attenuando: nell’ultimo quinquennio, ad esempio, è diminuito il numero di persone che traslocano da Torino alla cintura, mentre è aumentata la quota di chi si trasferisce la propria residenza in senso inverso.

La stabilizzazione demografica della conurbazione (Torino e cintura) è stata essenzialmente garantita in questi anni dall’aumento della presenza straniera: se non ci fossero stati gli immigrati, il capoluogo avrebbe perso più di 82.000 abitanti (-9,9%), la cintura altri 10.000 (-2,6%). La comunità più numerosa residente nel capoluogo piemontese è, al 31 dicembre 2016 quella romena (52.406 residenti), seguono i marocchini (16.789), i peruviani ed i cinesi con circa 7.500 residenti.

Le aree di Torino in cui la presenza di stranieri, a fine 2017, è maggiore sono: Borgata Monterosa (41,6% della popolazione) e, con valori attorno al 35%, le zone limitrofe (Aurora, Corso Vercelli, Borgo Dora). Per contro, le aree della città dove la presenza degli stranieri è più bassa, escludendo i quartieri con popolazione totale inferiore ai 5.000 abitanti, sono zona Comandi Militari (vicina a corso Matteotti) dove solo il 5,8% della popolazione è straniera, Gerbido (6,7%), e alcune aree del quartiere Crocetta (l'isola pedonale e la zona prospiciente l’ospedale Mauriziano, rispettivamente con il 6,9% e il 7,2%).

Torino, tra i 15 capoluoghi metropolitani, presenta una delle quote più alte di stranieri. Secondo i dati Istat 2017, la città piemontese è al quarto posto dietro Milano (19,2%) e Firenze (15,7%) e Bologna (15,3%). L’immigrazione, in particolare, ha permesso di irrobustire numericamente le fasce d’età più giovani: a Torino infatti, se medimanete gli stranieri sono oggi pari al 15,1% di tutti i residenti, nella fascia dai 7 ai 14 anni incidono per il 19,6%, in quella fino ai 6 anni d’età addirittura per il 27,1%. Va però tenuto conto che nell’ultimo quinquennio il numero di stranieri a Torino ha cominciato a registrare un’inversione di tendenza con un progressivo calo, dopo decenni di crescita. Ciò, in verità, è in parte dovuto ad acquisizioni di cittadinanza italiana: ad esempio, nel solo 2016 quasi 8.000 stranieri torinesi sono diventati italiani (il massimo valore di sempre). Al tempo stesso gli arrivi di nuovi immigrati – soprattutto, di nuovo, dopo la crisi economica del 2008 – si sono ridotti quasi costantemente nell’ultimo decennio. Per contro, gli stranieri che hanno lasciato Torino per andare a vivere fuori dall’Italia rimangono tuttora relativamente pochi.

L’aumento di stranieri – di cui molti, appunto, giovani – non è però stato sufficiente a contrastare il fenomeno del continuo invecchiamento della popolazione: a Torino città nel 2017 vivono 226.188 persone con più di 64 anni, contro i 162.728 del 1991 (+39%); nel resto della provincia torinese si è passati da 180.119 a 337.531 (+87,4%). L’incidenza degli anziani sul totale della popolazione torinese si è costantemente incrementato: la fascia d’età oltre i 64 anni nel 1991 incideva per il 16,9% della popolazione residente, per il 22,4% di dieci anni dopo, per il 24,8% nel 2011, per il 25,5% nel 2017.

Nel confronto con gli altri principali comuni italiani, Torino si piazza a metà classifica, i primi posti sono occupati da Genova, Trieste e Venezia (attorno al 28%), Cagliari e Bologna (26%) presentano percentuali leggermente superiori rispetto Torino, mentre Firenze è allo stesso livello (25%), Roma e Milano sono le città del Centro Nord con le quote più basse (rispettivamente, 21,9% e 23,3%). I principali centri urbani del Sud evidenziano tutte percentuali inferiori: Napoli con il 19% è il capoluogo con l’incidenza di anziani minore. Anche per le quote di giovani, sussiste sempre una netta differenza fra le città del Centro Nord e quelle del Sud. Napoli, con il quasi 27% di giovani (0-24 anni), è la città con il valore più alto fra i 15 comuni metropolitani. Fra quelle del Centro Nord, la quota maggiore di giovani è a Roma (22,3%), seguono Milano (21,4%) e Torino (20,6%).

Tenendo conto che l’Italia è oggi il secondo Paese al mondo (dopo il Giappone) per incidenza della fascia d’età anziana, Torino è dunque una delle metropoli più invecchiate del pianeta, in realtà in compagnia di quasi tutte le metropoli dell’Italia settentrionale (Milano a parte), mentre anche nel Mezzogiorno, che da sempre ha potuto contare su maggiori quote di giovani, la percentuale di popolazione under 25 si sta avvicinando (e in un paio di città ha già superato) quella degli over 64.

La composizione della popolazione torinese rivela una continua crescita dei nuclei unipersonali e un declino delle famiglie con tre o più membri. Nel 2017 il 45,9% dei nuclei in città è composto da una sola persona (all’inizio degli anni Novanta erano pari al 30,8%). Per contro, le famiglie con tre o più membri, nello stesso arco di tempo, sono scese dal 41,1% all’attuale 27%.

Per una spiegazione dei dati e dei termini presenti nelle tabelle, si consulti il Glossario.

 

(aggiornamento : Settembre 2018)

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