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Trasformazioni urbane

Per circa un decennio, grazie al nuovo PRG del 1995 e, dal 2000, anche grazie ai progetti per i Giochi olimpici del 2006, i cantieri a Torino si sono moltiplicati. Poi, più o meno all’indomani delle Olimpiadi, la spinta propulsiva del PRG ha dato inequivocabili segni di esaurimento e la crisi globale, esplosa nel 2008, ha complicato ulteriormente la situazione. Nonostante i tre nuovi programmi varati dalla Giunta comunale (nel 2008, nel 2011 e nel 2013) per rilanciare le trasformazioni urbane, l’attività edilizia negli ultimi anni è rimasta decisamente modesta, soprattutto se confrontata con gli anni precedenti.

Per quanto riguarda l’edilizia residenziale, nel capoluogo il numero di permessi si è progressivamente ridotto dalle 2-3.000 abitazioni annue dei primi anni Duemila alle 800-1.000 nel periodo 2007-2011, toccando un minimo di 200 abitazioni nel 2014. Negli ultimi 15 anni, la maggior parte di quest'attività si è concentrata nelle circoscrizioni 5 (Vallette, Madonna di Campagna, Borgo Vittoria), 4 (Campidoglio, San Donato, Parella), 6 (Falchera, Regio Parco, Barriera di Milano) e 3 (Pozzo Strada, Cenisia, San Paolo), che comprendono le aree delle Spine, e in maniera meno intensa nella 2 (Mirafiori Sud, Santa Rita) e nella 7 (Aurora, Vanchiglia, Madonna del Pilone).

L’edilizia non residenziale (ossia quella legata alle attività produttive, turistico-ricettive, terziarie, commerciali e direzionali), a Torino si è un po’ ripresa nel biennio 2013-14 soprattutto grazie alla realizzazione di alcuni grandi insediamenti commerciali e del grattacielo Intesa Sanpaolo.

Nel confronto con le altre principali città italiane, nonostante il trend negativo, nella Città metropolitana di Torino, dal 2003 al 2014, sono stati rilasciati permessi per la costruzione di oltre 67.000 nuove abitazioni, solo Milano e Roma presentano valori superiori (con rispettivamente 152.000 e 135.000 permessi). Anche sul fronte dell’edilizia non residenziale, Torino presenta il secondo valore più alto di metri cubi autorizzati nello stesso periodo (oltre 33 milioni), dietro solo a Milano con 65 milioni.

Complice la crisi economica, il mercato immobiliare ha subito un calo sensibile nel capoluogo (uno dei più alti se ci si confronta con le altre città metropolitane del Centro Nord): da una media di oltre 16.000 compravendite immobiliari all’anno nel periodo 2000-07, si è scesi a meno di 12.000 nel periodo 2008-11, quindi attorno a 9.000 tra il 2012 e il 2015. Torino continua a presentare, secondo i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia del Territorio, i prezzi medi delle abitazioni più bassi fra le principali città del Centro Nord. I valori immobiliari di uffici, negozi e capannoni industriali a Torino risultano ancora più bassi rispetto alle altre metropoli italiane, specie centrosettentrionali

Una delle trasformazioni urbane più significative a Torino è stata negli ultimi decenni quella delle pedonalizzazioni, in gran parte concentrate nel centro storico, passando da 31 a 50 mq per abitante; Torino rimane (tra il 2000 e il 2014) la quarta città con la maggior estensione di aree pedonalizzate, dopo Venezia, Firenze e Cagliari.

La quota di famiglie in affitto è diminuita di circa un terzo negli ultimi vent'anni, come in tante metropoli italiane. Torino rimane tra le metropoli con una quota rilevante (28%) di famiglie in affitto, inferiore solo a Napoli, Milano e Bologna

Sul fronte degli affitti si segnala il permanere dell’elevato numero di sfratti per morosità: nel capoluogo piemontese dal 2009 al 2014 sono cresciuti ogni anno passando da 2.791 casi a 4.693. Da segnalare una prima diminuzione nel 2015, con 3.823 sfratti per morosità (-18,5% rispetto all’anno precedente).

Per una spiegazione dei dati e dei termini presenti nelle tabelle, si consulti il Glossario.

 

(aggiornamento : novembre 2016)

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